Ordine sacro

Con il Sacramento dell’Ordine, per istituzione divina, alcuni fra i fedeli, segnati da un carattere indelebile, sono costituiti ministri sacri, consacrati e destinati, ciascuno secondo il proprio grado, a esercitare nella persona di Cristo il ministero di insegnare, di santificare e di governare, guidando il popolo di Dio.

Il Sacramento dell’Ordine ha tre gradi:

  • diaconato

  • presbiterato (sacerdozio)

  • episcopato ( ufficio di vescovo )

Si conferisce con l’imposizione della mano e con la preghiera di consacrazione che i libri liturgici prescrivono per ciascun grado. Lo conferisce un vescovo consacrato; nel caso della consacrazione di un candidato all’episcopato, insieme al consacrante principale partecipano almeno altri due consacranti.

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Chi è il diacono?

Nel Nuovo Testamento si fa menzione del ministero del diacono ( gr. diakoneín = servire; Fil 1,2; 1 Tm 3,8ss ). Possiamo considerare una sorta di precursori del diaconato quei sette uomini che, secondo il racconto di Atti 6,1-6, la comunità di Gerusalemme scelse e che gli apostoli, dopo la preghiera e l’imposizione delle mani, costituirono propri collaboratori. Benché il loro primo servizio fosse il «servizio alle mense», cioè un determinato compito sociale e caritativo, ben presto vediamo quei sette anche nel servizio dell’annuncio e della conversione, fino al battesimo ( Stefano, Filippo ).

Mentre le Chiese d’Oriente fino a oggi intendono il diaconato come un ministero stabile e per tutta la vita, in Occidente già dall’alto Medioevo esso è noto come un grado sulla via del presbiterato. Si diventava diaconi non per rimanere in quel grado, ma per poter diventare presbiteri. Il Concilio di Trento (1545-1563) tentò di introdurre il diaconato permanente, ma quella decisione non fu attuata. Ciò avvenne soltanto con il Concilio Vaticano II. Così il documento Lumen gentium 29 definisce anzitutto i compiti del diacono: è ufficio del diacono, secondo quanto gli sarà assegnato dall’autorità competente, amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai morenti, leggere ai fedeli la sacra Scrittura, istruire ed esortare il popolo, presiedere la celebrazione e la preghiera dei fedeli, impartire le benedizioni, presiedere il rito delle esequie e della sepoltura; dediti agli uffici della carità e dell’assistenza…

Il diaconato permanente può essere chiesto da uomini sposati e non sposati. Agli uomini sposati in età matura ( non al di sotto dei 35 anni ) il diaconato può essere conferito con il consenso del Vescovo di Roma. La stessa procedura vale anche per gli uomini non sposati, i quali però sono vincolati all’obbligo del celibato per tutta la vita.
I candidati al presbiterato assumono con il diaconato anche l’obbligo di pregare la Liturgia delle Ore, mentre ai diaconi permanenti si consiglia, come cosa molto giovevole al cuore, di pregare ogni giorno quella parte della Liturgia delle Ore che sarà stabilita dalla conferenza episcopale.

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Chi è il sacerdote?

Il sacerdote è «alter Christus, un altro Cristo», perché agisce nel nome di Cristo secondo le parole: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21). Il sacerdote è servo di Cristo: è cioè uno strumento del divino Redentore, perché Egli possa compiere nel tempo la sua opera meravigliosa.

La vocazione sacerdotale è un mistero. È il mistero di uno «scambio mirabile» – admirabile commercium – fra Dio e l’uomo. Il sacerdote dona a Cristo la propria umanità, perché Egli se ne serva come strumento di salvezza, facendone quasi un altro se stesso.
Il fine del ministero presbiterale è, secondo le parole di sant’Agostino (De civitate Dei), che «tutta la città redenta, cioè l’assemblea e la società dei santi, sia offerta a Dio come sacrificio universale per mezzo del Sommo Sacerdote, il quale ha offerto anche se stesso nella sua Passione, perché noi potessimo essere il corpo di un Capo così eccelso».

Nella Lettera agli Ebrei (5,1-4) si parla della condizione del sacerdote: «Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati, ed è in grado di comprendere quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anch’egli rivestito di debolezza; e a causa di questa deve offrire sacrifici per i peccati, tanto per il popolo quanto per se stesso. Nessuno si prende da sé questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne».

Il sacerdote, a differenza del diacono, può amministrare i Sacramenti della riconciliazione (confessione), dell’unzione degli infermi e della cresima (con speciale licenza del vescovo) e può presiedere la santa Messa, cioè consacrare il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo.

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Chi è il vescovo?


Il vescovo è colui che continua l’originario ministero apostolico. Il ministero di chi presiede (gr. proistamenoi), che si incontra nelle prime comunità fondate da san Paolo (1Ts 5,12), compare più tardi nelle comunità giudeo-cristiane già formate come ministero collegiale di anziani (présbyteroi: Atti 11,30; 15,2), e nelle comunità etnico-cristiane come vescovi (gr. epískopos: Fil 1,1). Già in Atti 20,17-30 questo ministero è chiamato «ministero pastorale».


Nel documento Lumen gentium 21 si afferma che con la consacrazione episcopale viene trasmessa la «pienezza» del Sacramento dell’Ordine e che «i vescovi in modo eminente e visibile sostengono le parti di Cristo stesso, Maestro, Pastore e Sacerdote, e agiscono in sua vece».
È proprio dei vescovi conferire i Sacramenti della cresima e dell’Ordine ai candidati al diaconato e al presbiterato.